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Iva per
cassa (Articolo 7, decreto legge 29 novembre 2008, n.185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
gennaio 2009 n.2)
Tale
legge ha esteso la possibilità di effettuare cessioni di beni e prestazioni di
servizi per le quali l’imposta sul valore aggiunto diventa esigibile al momento
dell’effettiva riscossione del corrispettivo anche alle operazioni effettuate
nei confronti di cessionari o committenti che agiscono nell’esercizio di
impresa, arte o professione.
Il
differimento dell’esigibilità dell’IVA era, infatti, già previsto dall’articolo
6, quinto comma, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, ma limitatamente alle
operazioni effettuate nei confronti di alcune specifiche tipologie di soggetti,
aventi in genere natura pubblica, tra i quali lo Stato, gli enti pubblici
territoriali, le unità sanitarie locali, le camere di commercio, etc..
Il
differimento della esigibilità introdotto dalla novella in commento è limitato
nel tempo: l’imposta diviene, comunque, esigibile dopo il decorso di un anno
dal momento di effettuazione dell’operazione, a meno che, prima del decorso di
tale termine, il cessionario o committente sia stato assoggettato a procedure
concorsuali o esecutive.
Come
evidenziato dalla relazione illustrativa di accompagnamento del decreto legge
n. 185, “il differimento dell’esigibilità dell’IVA comporta che il debito
d’imposta verso l’erario a carico del cedente o prestatore (e,correlativamente,
il diritto alla detrazione spettante al relativo cessionario o committente)
sorge, in ogni caso, al momento del pagamento dei corrispettivi. Si intende, in tal modo,
ovviare agli effetti particolarmente gravosi, che comporterebbero
l’anticipazione del versamento dell’IVA da parte del cedente o prestatore,
nell’ipotesi in cui il pagamento dei corrispettivi avvenga in un
momento
successivo a quello dell’effettuazione delle operazioni”.
La
facoltà di differire l’esigibilità dell’IVA è concessa a coloro che, operando
nell’esercizio di impresa, arti o professioni – a norma degli articoli 4 e 5
del D.P.R. n. 633 del 1972 – effettuano cessioni di beni o prestazioni di
servizi imponibili nel territorio dello Stato nei confronti di cessionari o
committenti che, a loro volta, agiscono nell’esercizio di impresa, arti o
professioni.
Possono
essere emesse fatture con IVA ad esigibilità differita anche per operazioni
effettuate a favore di soggetti passivi non residenti, se rilevanti territorialmente
in Italia; in tali ipotesi, infatti, il soggetto passivo nazionale fattura
l’operazione con indicazione in fattura dell’IVA e può, quindi, optare per il
suo differimento in quanto debitore dell’imposta.
Sono,
invece, escluse le operazioni effettuate nei confronti di privati consumatori,
sia se residenti in Italia sia se residenti all’estero. Come anticipato, il
decreto attuativo ha stabilito il limite del volume di affari dei soggetti che
possono beneficiare del differimento dell’esigibilità dell’imposta: sono
ammessi ad emettere fatture con IVA differita solo i soggetti
che
nell’anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono
di realizzare, nell’anno in corso, un volume d’affari non superiore a duecentomila
euro.
Il
sistema dell’IVA per cassa è opzionale, in quanto il soggetto passivo (con
volume d’affari non superiore a duecentomila euro) può scegliere con riguardo a
ciascuna operazione se assoggettarla ad esigibilità immediata o differita, con la
conseguenza che potrà trovarsi a gestire il regime di esigibilità differita
dell’IVA solo con riguardo ad una parte delle operazioni effettuate.
In
ogni caso, la facoltà di emettere fatture con imposta ad esigibilità differita
non può essere più esercitata quando viene superata, nel corso dell’anno solare,
la soglia di euro duecentomila di volume d’affari.
In
altri termini, le operazioni effettuate successivamente al superamento della
soglia non possono fruire del regime dell’esigibilità differita; per le operazioni
effettuate precedentemente al superamento – per le quali sia stata
esercitata
l’opzione di differimento – l’esigibilità dell’imposta rimane, invece, vincolata
al pagamento del corrispettivo da parte del cessionario/committente o, comunque,
al decorso del termine di un anno dall’effettuazione dell’operazione.
Nell’ipotesi
di erroneo differimento dell’esigibilità dell’imposta relativamente ad
operazioni effettuate dopo il superamento della soglia, occorre computare
l’imposta erroneamente differita nella liquidazione periodica relativa al mese
o trimestre nel corso del quale l’operazione si considera effettuata; in mancanza,
si configura una ipotesi di omesso versamento.
La nostra soluzione gestionale,
STRATEGA
, è già predisposta con la gestione dell’iva per cassa.
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